Il sole delle emozioni

il sole dentro

C’è un punto, piccolo, un po’ nascosto, un po’ ignorato, che regna al centro del nostro torace. Più che un punto, una punta. Piccola e cartilaginea. Talmente piccola da passare spesso la sua intera esistenza all’ombra di un nobile organo che le pulsa accanto. Eppure… è una scheggia viva, ricca, zeppa di emozioni, un punto centrale del nostro tutto.

Mettiamo la punta delle dita della nostra mano al centro del torace, e facciamola scendere verso l’addome, fino a che non percepiamo più la presenza della cassa toracica. Abbiamo percorso lo sterno, e forse siamo riusciti a percepirne la fine ossea, il processo xifoideo. Lì termina il torace e comincia l’addome. Ma perché è così importante, questo punto così piccolo?

Facciamo caso… quando siamo sotto pressione, le preoccupazioni ci perseguitano, la paura ci attanaglia, la sensazione che abbiamo è che qualcosa ci stringa lo stomaco, a tal punto che non ci sembra possibile mangiare: lo stomaco “è chiuso”. O se accompagniamo la parola grazie con un gesto che ne enfatizzi il significato, che ne metta in risalto l’importanza, portiamo le mani unite al centro del torace e non sulla parte sinistra, dove batte il nostro cuore. O se qualcuno ci minaccia con un dito, non lo fa puntandocelo alla testa, ma lì, in mezzo al torace, ad indicare “tu! tu! tu!” con forza. Perché lì?

Sotto al processo xifoideo, tra il diaframma (il nostro più grande muscolo respiratorio) e lo stomaco, c’è il centro della nostra forza, del nostro essere, delle nostre emozioni: quello che viene, non a caso, chiamato “plesso solare”. Il sole è l’immagine dell’energia. E la nostra energia non ci viene fornita solo dalle calorie alimentari, perché sì, siamo macchine eccezionali, ma non siamo solo macchine. Siamo anche un ricettacolo (“plesso”) di sentimenti, emozioni e pulsioni. E questa energia è vitale, ma non è detto che sia sempre attiva. A volte le energie mancano nonostante si sia pranzato sufficientemente ed opportunamente. Lo stress, le delusioni, le preoccupazioni, la tristezza ci possono privare di quest’energia vitale. E possiamo avere la sensazione che qualcosa ci tiri indietro, o ci pesi come un macigno sul petto, o che ci afferri le viscere e le stritoli violentemente, o che ci si sia seduti a terra senza più avere la capacità di rialzarci.

Essere toccati in quel punto, punto di raccolta di tutte le nostre emozioni, anche le più antiche e le più intime, può essere troppo, può essere offensivo, o può essere liberatorio. Dipende dal momento e da chi ci tocca. E se per primi imparassimo noi ad entrare in contatto con quel punto? Ci vuole rispetto, volontà di accogliere, di accettare. E non è sempre facile.

È un po’ come aprire un vaso di Pandora.

Fare i conti con questa zona, ricollegare le sensazioni di chiusura, di oppressione, di timore al fatto di sentirsi “scarichi” può già essere un primo passo verso una nuova consapevolezza, e quindi la possibilità di un recupero.

Innanzitutto, respirare. Il respiro libero, accompagnato da sospiri e sbadigli, costituisce una vera risorsa. Il respiro è energia, non solo nella saggezza orientale, ma anche nella più razionale concezione occidentale. L’aria tiene accesa la fiamma della candela. Se la candela viene coperta con un vaso, quando terminerà la combustione dell’ossigeno, si spegnerà anche la fiamma. Se respiriamo correttamente, se dedichiamo qualche istante, soprattutto nel momento di maggior tensione, ad ascoltare il nostro respiro, il battito cardiaco potrà rallentare, l’ossigeno tornare al cervello, e potremo recuperare lucidità e vedere le cose con maggior chiarezza, ed eventualmente trovare soluzioni, o accettare di non avere soluzioni. E ritrovare un po’ di calma, forse un po’ alla volta la serenità. Ci vuole esercizio, certo, ma il gioco vale… la candela.

Quindi, anche mangiare correttamente è importante, senza affaticare l’apparato digerente, senza richiamare energie eccessive in quest’operazione. Respiro, rilasso gli organi interni, compresi quelli preposti alla digestione, li massaggio con lo stesso movimento del diaframma, digerisco il giusto, recupero energia dal cibo e non la spreco nella digestione quasi impossibile dei “sassi”.

Se mi occupo di una parte così focale del mio organismo, posso dedicarmi a gestire le mie energie in virtù del ben-essere. Il ben-essere che ci deriva dall’avere il sole dentro.