Doulachi?

doulachi

Immagina una donna che ascolti con il cuore. Una donna che possa arrivare a conoscerti profondamente senza giudicare. I tuoi pensieri, la tua storia, i tuoi desideri. Una donna che ascolta la voce di chi voce non ne trova, o non può parlare: un neonato, una madre sola, un padre che vorrebbe poter fare di più, ma cosa?

Una doula può essere questa donna.

È una professionista preparata, spesso è una madre a sua volta, ma non è detto che debba esserlo. È una donna che ha concesso a sé stessa l’opportunità di potersi dedicare alle madri ed ai loro bambini. È competente, presente, accogliente, informata.

Ogni doula è diversa dall’altra. Porta con sé il proprio sentire e la propria preparazione e li mette a disposizione delle madri che ne chiedono il supporto. Considera ogni donna come un universo speciale a sé stante che merita un totale, profondo rispetto.

La doula guarda avanti, vivendo oggi con il rispetto e la coscienza verso chi ha vissuto, di chi ha una sua storia. Investe il suo tempo e la sua formazione nel ben-essere della donna, per poter essere strumento di consapevolezza e di autodeterminazione. Strumento, non decisione al posto di chi deve poter decidere per sé stesso.

Alla doula giusta per sé, si può sentire di poter aprire la porta con fiducia, si può sentire di non temere un giudizio, di essere al sicuro. Quando ci si sente di essere protette, si può anche correre il rischio di essere la persona che si è: non temo il giudizio, posso incontrare la vera me stessa, riconoscerla, temerla forse, amarla anche. E quindi sentirmi forte e capace, a modo mio.

Se penso all’epoca della maternità, penso alla confusione, alla difficoltà di accettazione dei cambiamenti epocali che si porta dietro, penso al senso di forza ma anche di inadeguatezza del sentirsi sola, responsabile non più solo per sé stessa, al vedere il cambiamento non solo nel proprio corpo, ma anche nel proprio spirito. Mutano i pensieri, cambiano le priorità, si scontrano con l’immagine di come la società si aspetta che una donna debba essere.

In quest’epoca storica, la maternità è tosta. La maternità è vezzeggiata, ma solo in superficie. È indirizzata, ma solo per poi essere allontanata. È imbellettata, ma solo per dare l’illusione che l’importante sia tornare in forma presto, e scattanti come prima. È inscatolata, come un biberon, ma solo per poi inscatolare le madri nella propria casa, mentre il mondo fuori diventa lontano, impermeabile alle richieste di aiuto, e respingente. È piena di direttive e di manuali multiuso, ma solo per spingere la madre lontana dal proprio bambino e farle smarrire il senso del proprio ruolo, la naturalezza del proprio sapere. È legata a doppio filo al mondo della medicina, ma solo per allontanarla dal proprio istinto di conservazione e di tenerezza. È profumata, ma sintetica, è bella, ma su un doloroso e precario tacco 12. Insomma, è un pot pourri di immagini idilliache e di allontanamento dalla realtà e da sé stesse.

Penso che sia un po’ questo il punto. La doula nasce da un bisogno sociale.

Nelle generazioni del secolo scorso le donne, per lo più, vivevano in ambienti in cui la collaborazione tra donne era fulcro sociale. I bambini nascevano in casa, le madri erano accudite affinché potessero accudire, le paure erano sostenute dalla pratica e dalla presenza. Le donne con esperienza erano per le donne più giovani il lume in un tragitto dissestato verso un luogo incerto. Le esperienze vissute erano per le bambine la rappresentazione di quello che avrebbero vissuto anche loro, sapevano come sarebbe potuta essere la loro maternità, con poche variabili di scarto. Certo che le incognite, i disagi legati all’igiene ed alle scarse possibilità economiche e mediche potevano rappresentare un pericolo. Ma è davvero solo questo che dobbiamo guardare, oggi, quando decidiamo di avere un bambino?

Ora resta poco di tutto questo sapere originale, arcano. O è faticoso da rintracciare. Di fondo, credo un po’ ci si adegui al flusso. Prima della gravidanza, le donne vivono a 300 km/h, hanno interessi lontani dall’essere madre, non hanno grandi esperienze concrete di gestione di un neonato, a parte forse aver letto qualche libro, o aver ascoltato racconti delle amiche. Quello che passa dalla pubblicità e dal sentito dire è “tu lascia fare”. Totale discostamento dal proprio ruolo, dalle proprie capacità. Totale sfiducia, totale dipendenza. Totale allontanamento dall’istinto che salva e che guida. Durante la gravidanza, nonostante il corpo detti altri ritmi, richieda altre attenzioni, spesso la vita continua come prima, fatte poche eccezioni. Ed i segnali del corpo, i messaggi del bambino vengono ignorati, e se non possono essere ignorati, diventano grosse scocciature, limiti, sono fonte di frustrazione per un cambiamento che non si è pronte ad accogliere con consapevolezza. Diventano “sintomi”. La gravidanza viene trattata come una patologia. Le donne inseguono fino al parto il ginecologo, senza guardare al momento del parto come una prospettiva di un cambiamento positivo e colossale, uno stravolgimento buono. Pensano a parti cruenti ed a ipotetici problemi durante il parto, si accertano che ci sia una patologia neonatale vicina e pronta ad accogliere un bambino in pericolo. Scelgono strutture che possano offrire sicurezza di questo tipo. La paura è fisiologica. Lo è a maggior ragione se le donne sono lontane da loro stesse. Il fatto di non sapere cosa succederà, apre ferite profonde. Fa vacillare, sposta l’asse dell’equilibrio, il baricentro del diventare madre.

Poter individuare la sostanza del proprio modo di essere madre può essere d’aiuto? Se parliamo di sostegno emotivo, certo che può essere d’aiuto! Se ogni donna potesse fermarsi per chiedere a sé stessa cosa può fare per poter essere serena, avrebbe l’opportunità di scoprire che in fondo al proprio essere possiede la propria forza innata. Ed il segreto è tutto lì. Sempre.

La doula può restituire alle donne la possibilità di ritrovare sé stesse ed il proprio istinto, di scegliere secondo coscienza, informazione e secondo la propria storia. Accoglie i desideri e le paure senza giudicarle e senza imporre le proprie convinzioni. Permette alla strada della maternità di ogni donna di snodarsi nel modo più naturale e più appropriato per quella stessa donna, non secondo lo schema di una tipologia stereotipata e non realistica che possa valere universalmente.

La doula c’è. C’è nel momento in cui una donna ed un uomo decidono di diventare genitori e si scontrano con la possibilità di avere difficoltà di concepimento. C’è quando le madri vivono la loro gravidanza preparandosi al grande incontro con la loro creatura, quando fantasticano sul suo visino, il suo temperamento, la loro vita insieme. Quando temono di non essere all’altezza, di non poter sopravvivere alle difficoltà, di non poter essere buone madri. C’è quando hanno bisogno di trovare le parole per esprimere quello che sentono, e quando le parole girano attorno e non trovano un posto per prendere forma o una persona che possa accoglierle. La doula c’è quando madre e padre hanno bisogno di trovare la loro strada insieme, e di qualcuno che dica loro che ce la faranno, credendoci. C’è quando quello che serve è creare una rete di aiuto e di sostegno, modulato secondo i reali bisogni dei genitori, consapevole e presente, fatta di amici, di parenti, di persone che possano esserci con discrezione e rispetto, o di professionisti che le aiutino nel caso in cui davvero ce ne sia bisogno. C’è quando le scelte richiedono tempo e forza ed hanno bisogno di più possibilità, da valutare informati e consapevoli. C’è quando il fatto di poter tornare dentro sé stessi per un po’, è l’unica via per stare bene. C’è quando l’allattamento e l’accudimento non sono semplici come le donne si aspettano, ed allo stesso tempo sono meno complicati di quanto le donne si aspettano. C’è quando la soluzione è mollare un po’, e lasciar andare. Quando le donne hanno solo bisogno di comprensione e di pace,di un respiro buono, e di tornare a sé stesse per trovare il legame con il proprio bambino. E tutto diventa più semplice. La donna stessa è la strada, la propria risposta, la madre giusta per il proprio bambino.

Ecco. Questo fa una doula. Non fa nascere bambini. Non si sostituisce alle ostetriche. Non decide al posto della madre. La doula c’è. Rispetto, accoglienza, informazione, presenza. La doula affianca, non si sostituisce, è rispettosa, è forte.

Forse è proprio questo che conta. La semplicità e la complessità di avere qualcuno accanto che dia uno spazio ed un tempo per potersi ritrovare, riconoscere ed essere madre a proprio modo.